Full text: Tesoro dorato e altre novelle

LE AVVENTURE DI UN CARDO 45 
verrò trapiantato in giardino, e 
me lo sono meritato ! Può anche 
darsi che io venga messo con 
ogni cura in un vaso, dove le mie 
radici avranno un buon letto 
di concio : sembra che questo sia 
il più grande onore che possa 
toccare ad una pianta. 
L’indomani il cardo era tal- 
mente persuaso di dover rice- 
vere queste preferenze, che ad 
ognuno dei suoi fiori prometteva 
che ben presto li avrebbero tutti 
rinchiusi in un vaso di porcel- 
lana, e più tardi avrebbero servito 
ad ornare l’ occhiello di qualche 
elegante, ciò che costituiva la più 
grande delle fortune per un fiore 
di cardo. 
Ma queste nobili speranze non 
si effettuarono affatto : nessun 
vaso, nè di porcellana nè di terra 
cotta; nessun occhiello fiorito a 
spese del cardo: nulla. I fiori 
continuarono a respirare l’aria 
e la luce, a bere i raggi del sole 
di giorno, la rugiada di notte, 
crebbero rigogliosi, visitati solo 
dalle api e dai mosconi che ve- 
nivano a rubare il loro succo. 
— Ladri, briganti ! — escla- 
mava il cardo indignato — per- 
chè non posso trapassarvi coi 
miei dardi ? Come osate rapire 
il profumo a questi fiori desti- 
nati ad ornare l’occhiello degli 
eleganti ? 
Ma per quanto dicesse, nes- 
sun cambiamento avveniva nella 
sua condizione : i fiori finivano 
per curvare le loro piccole teste 
impallidite ed avvizzite, ma altri 
nuovi ne spuntavano, e ad ognuno 
il padre diceva con inalterabile 
fiducia : — Arrivi come la manna 
nel deserto, impossibile sbocciare 
più a proposito.... perchè aspetto 
da un momento all’altro di pas- 
sare al di 1à della siepe. 
Alcune piccole margherite in- 
nocenti che fiorivano lì vicino, 
udendo questi discorsi, vi cre- 
dettero ingenuamente e ne con- 
cepirono una profonda ammira- 
zione per il cardo, che in ricam- 
bio le considerava col più com- 
pleto disprezzo. Il vecchio asino, 
quantunque poco scettico di na- 
tura sua, non si sentiva proprio 
sicuro di quello che il cardo pro- 
clamava con tanta fierezza ; tut- 
tavia, per mettersi al riparo da 
ogni eventualità, fece nuovi sforzi 
per acchiappare il cardo prima 
ch’ esso venisse trasportato in 
luoghi inaccessibili, ma invano 
tirò il laccio! Era troppo corto 
e non si volle rompere. 
A forza di pensare al glorioso 
cardo, che figura sullo stemma 
scozzese, il nostro cardo si con- 
vinse di esserne un discendente, 
uscito forse da qualche germo- 
elio venuto dalla Scozia in tempi
	        
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